Twitter-mania

Ho passato diversi mesi a tu per tu con il Web 2.0 e le sue espressioni, mentre cercavo materiale per la mia tesi, e successivamente mentre la scrivevo. C’era un interrogativo in particolare che mi toglieva il sonno: qual è l’utilità intrinseca di Twitter?!

Su Last.fm, condivido la musica che ascolto, su Anobii i libri che leggo; con Facebook, MySpace e LinkedIn mi tengo in contatto con i miei amici e colleghi. Ovviamente con Wikipedia mi faccio una cultura, mentre su YouTube posso cercare i videoclip anni ‘80 più improbabili (ehm…). Infie con del.icio.us e Tumblr mi segno tutti i link e le cose interessanti, per non perderle.
Ma Twitter? A cosa serve avere un profilo all’interno del quale scrivere in poche parole che cosa si sta facendo o che cosa si sta pensando?

Da qualche giorno, invece, il senso ultimo di questo subdolo tool del Web 2.0 mi si è palesato: Twitter è un inno alla chiacchera, il vero erede degli sms. Twitter si autodefinisce “social networking and microblogging service utilising instant messaging, SMS or a web interface“,  e già da queste definizione è chiaro come il suo intento sia quello di sublimare alcuni aspetti del social networking, del blogging, dell’istant messaging e degli sms.
La vera ricchezza di Twitter è la possibilità di avere degli amici, dei Following, ovvero altri utenti di cui seguire gli aggiornamenti del profilo in tempo reale. E’ così possibile tenere un contatto continuo ed immediato (sia temporalmente, che umanamente) con coloro che appartengono al proprio social network, come si farebbe lasciando un commento ad un blog, ma più velocemente; come se si mandasse un sms o un messaggio di istant messaging, ma senza avere il numero di cellulare di quella persona o il suo contatto in chat.

La prassi è, infatti, ormai quella di far precedere un “twit” destinato ad un utente particolare dalla sintassi “@nomeutente”: in questo modo è possibile comunicare direttamente con quella persona, intavolando leggere e veloci discussioni, simili a quelle che si potrebbero avere via sms. Anche senza rispondere, seguire il profilo Twitter altrui (e, ovviamente, aggiornare il proprio) permette una conoscenza forse più informale di quanto sia possibile in un blog: quando si scrive un post, infatti, ci si cala sempre in parte nella “finzione scenica”, si vestono, cioè, i panni dell’autore, si pesano le parole e si scelgono gli argomenti.
Il vero twitter, scrive messagini certo superficiali, ma così facendo rivela aspetti meno istituzionali di se stesso. Possiamo così scoprire che il nostro amico blogger ha istinti omicidi in ufficio, quella ragazza con cui ci scambiamo i libri su Anobii non si perde una puntata di Lost, la nostra compagna di università cena sempre alla stessa ora.

Probabilmente, queste consapevolezza non salveranno il destino del mondo, ma certo sapranno allietare la permanenza online degli utenti del Web 2.0, heavy-users di Internet che passano molte ore online (il doppio rispetto a chi si è fermato al Web 1.0), e che nella rete sono riusciti a ritrovare quel contatto umano e quell’immediatezza di rapporti che gli apocalittici del Web temevano fossero stati condannati a morte dall’avvento del mondo online.

2 Comments on “Twitter-mania”

Leave a Reply

Name (required)

Mail (will not be published) (required)

Website