03
Oct
Posted by Silvia as Daily Life, Web
Da lettrice accanita di molti blog, se c’è una cosa che mi da fastidio è vederne di abbandonati…come il mio!
Ora potrei partire con il solito elenco di scuse: ho iniziato a lavorare, ci sono gli esami, ci sono progetti da finire e, udite udite, ogni tanto c’è anche qualche momento in cui tengo il pc spento (pochi, ma ci sono). Naturalmente, le motivazioni della mia latitanza sono queste, ma sono anche altre. Il motivo principe…quella spinta che, se manca, mette in crisi anche il blogger più appassionato, è il numero di lettori e di commenti; scrivere è bello, ma in un blog pubblico (e, quindi, per forza di cose, lontano dall’essere un utile sfogo personale e privato) ci si aspetta di avere un pubblico. Ovviamente, per avere lettori, è necessario offrire qualcosa in nuovo ed interessante. Eppure, senza lettori, si ha poca motivazione per trovare argomentida proporre, si rimanda, ci si dimentica. E quei pochi lettori che c’erano, se ne vanno!
La domanda è: incomincerò seriamente a prendermi cura di questo blog, oppure tra qualche giorno lascerò al suo posto una pagina di offline?
Mi riservo un po’ di tempo/ispirazione per deciderlo…
12
Oct
Posted by Silvia as Università, Daily Life
Ho questa tesi di laurea sul Web 2.0, che così tante soddisfazioni mi ha dato quest’estate. Sia il mio relatore che il presidente della Commissione di Laurea si sono spesi in gratificanti complimenti, motivati dalla completezza e dalla professionalità del mio lavoro. Certo, il 110 e lode dovrebbe/potrebbe bastarmi, me ne rendo conto.
Ma da queste parti, c’è chi crede in me. Qualcuno che anche in mezzo alle onde dell’assolato mare di agosto mi ricordava quanto fosse buono il mio lavoro, e quanto fosse stupido lasciarlo lì in un cassetto per timore. Timore, di cosa? Del non saper che farmene, di questo testo.
Sogno di vederlo su uno scaffale (ma anche in uno scatolone in uno scantinato, giuro) di qualche libreria, ma non so davvero da che parte prendere. C’è l’ipotesi autopubblicazione, che è sicura, seppure abbastanza dispendiosa, ma che non mi dà la certezza di un’adeguata possibilità di distribuzione.
Oppure c’è il piano B: mandare il manoscritto a qualche casa editrice, rischiando che, ora che me lo prendano in esame, si stia già parlando di Web 12.0, non di Web 2.0.
Insomma, come in molti altri momenti della vita, ho la netta sensazione che le possibilità sono molto minori della mia decisione di coglierle…
13
Sep
Posted by Silvia as Università, Daily Life
Da questa mattina sono ufficialmente una matricola del Corso di Laurea Specialistica in Editoria e Comunicazione Multimediale dell’Università di Pavia.
La prima mia prima immatricolazione risale al 2004, e devo dire che sono rimasta piacevolmente colpita dall’evoluzione che il sistema ha subito in questi anni. Innanzitutto, addio alla coda chilometrica e alla ressa in Segreteria Studenti: matricole della triennale (sì, i freschi diplomati che non sanno neanche da che parte sono girati) e navigate matricole della specialistica sono stati indirizzati a due diversi sportelli, in due diversi locali dell’ateneo. Inoltre, il grosso della procedura è stato smaltito online, tramite un apposito sistema che, stranamente, non pare essersi bloccato.
La sopresa più grande l’ho comunque avuta questa mattina; armata di stampa della ricevuta di avvenuto compilazione del modulo online, di fotocopia dei documenti e di tanta pazienza, arrivo al mio sportello. Un’occhiata ai miei dati, e sono spedita ad una postazione con pc e webcam proprio mentre inizio a pensare “Ma non serviranno mica le fototessere?“. Torno allo sportello, e la giovane impiegata stringe tra le mani il mio nuovo libretto, a cui sta applicando l’etichetta adesiva con la mia fotografia appena scattata ed il mio numero di matricola. “Già faaatto?!“, mi è venuto da dire, da buona figlia degli anni ‘80.
Un libretto tristemente intonso, dopo i 33 esami che ho sostenuto per la laurea triennale, ma con un formato, un colore ed una grafica totalmente nuovi, il che per Pavia è abbastanza una notizia da prima pagina…se “La Provincia Pavese” non dedicasse questo spazio unicamente a sanguinolenti fatti di cronaca, ovviamente.